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venerdì 20 gennaio 2012

E-commerce Video: molto meglio delle immagini 2D



I siti e-commerce per il commercio elettronico, ultimamente, stanno vedendo l' affermarsi del Video e-Commerce, ossia l'utilizzo del video online per supportare il commercio elettronico al fine di aumentare i tassi di conversione e il volume delle vendite complessivo. Da un ricerca di eMarketer risulta che negli Stati Uniti, mentre nel 2008 solo il 18% dei retailer usava il video nei siti e-commerce, nel 2009 la percentuale era già salita al 62% con un incremento del 378%.



I principali benefici derivanti riguardano:
  • Integrazione delle informazioni sui prodotti - I consumatori che guardano i video sono più propensi a convertire. Le aziende hanno visto un aumento del tasso d conversione fino al 200%.
  • Aumento del valore degli ordinativi - aumenta il numero di prodotti che vengono inseriti nel carrello. Le aziende hanno registrato un aumento del 45%.
  • Aumento del traffico del sito - i siti di video e-commerce hanno visto negli anni un aumento delle visualizzazioni fino al 400%.
  • Utilizzo e intrattenimento per consolidare la brand identity - i video possono divenire un'importante strumento di intrattenimento per spingere il cliente a divenire fedele al brand
  • SEO potenziato - molti rivenditori hanno visto un miglioramento sostanziale nei risultati di ricerca dopo l'aggiunta dei video ai prodotti.
  • Creazione di accattivanti esperienze di shopping video - i video affascinano il pubblico e lo spingono verso una call to action
  • Espansione del target - le funzioni di condivisione sociale possono permettere ai clienti di condividere i loro video prodotti preferiti sui social network.
  • Monitoraggio e ottimizzazione - analizzare come i clienti interagiscono con il video, analizzando l'impatto sul tasso di conversione, abbandono dei carrelli e altri indicatori chiave.
Modalità di utilizzo
Dalla ricerca è emerso che i video e-commerce possono essere utilizzati in diversi modi in funzione della strategia di marketing:
  • Video di tendenza con celebrità che utilizzano elementi interattivi per incoraggiare i clienti direttamente per aggiungere prodotti al loro carrelli della spesa.
  • Video per coinvolgere i clienti fedeli che possono accumulare punti e premi coupon basati sulla visione del video.
  • Recensioni di prodotti da video blogger, facendo ricorso al pubblico esistente con video dimostrazioni del prodotto di qualità amatoriale ma autentica.
E il tasso di conversione può aumentare?
La ricerca di emarketer ha dimostrato che i clienti che visionano i video sui siti e-commerce hanno un tasso di conversione superiore del 45% rispetto agli utenti che non visionano i video e hanno mostrato una propensione all'acquisto superiore dell' 85%. Il tasso di conversione in alcuni casi è aumentato fino a quasi il 200%. Inoltre i siti video e-commerce hanno visto una aumento nelle visualizzazioni dei video fino al 350% negli anni.
Nella gestione di un video e-commerce, i retailer devono capire perché i clienti comprano un determinato prodotto, le motivazioni sociali e psicologiche. Un video deve quindi rispondere a queste motivazioni di fondo.
I video devono dare gli acquirenti una ragione concreta per acquistare il prodotto presso quello specifico sito e-commerce.
I rivenditori devono inserire un "Call to Action " all'interno dei loro video per spingere i visitatori a intraprendere un'azione. Ciò potrebbe includere clic su un elemento per aggiungerlo al carrello della spesa o ad aprire la pagina del prodotto.
Conclusioni
I numeri quindi parlano chiaro: l'uso del video in una pagina prodotto ha effetti misurabili sui tassi di conversione. Il Video è lo strumento più efficace per effettuare una simulazione di utilizzo di un prodotto. Il video può mostrare le dimensioni o il movimento in modi che le immagini non possono ancora fare. Per tutti questi motivi, il video ha la potenzialità di essere lo strumento più efficace per guidare la conversione nei siti e-commerce.

mercoledì 4 gennaio 2012

7 fondanentali per un Ecommerce di successo



Oggi vorrei riassumere alcune delle strategie fondamentali per permettere la sopravvivenza del commercio elettronico e non nell’economia di oggi. La modificazione dei consumi e del business online, le nuove tecnologie e l’impennata dei social network significa che bisogna adottare i cambiamenti o pensare a un’alternativa mirata a non farvi scomparire nella massa.

7 Modi per Sopravvivere nell’economia di oggi

1. Investire in Tecnologia (migliorare la navigazione, potenziare la ricerca, il testing e l’apprendimento delle nuove tecnologie)
2. Investire nel Marketing (massimizzare l’acquisizione ed il ritorno dei clienti)
3. Capire che è finito il tempo delle facili crescite (i giorni di vendite automatiche attraverso poca pubblicità sono finiti)
4. Riconoscere i nuovi trend del mercato (telefonia, social network, ritarghettizzazione e segmentazione)
5. Aumentare il budget. I grandi commercianti stanno investendo e quindi i piccoli perderanno terreno finchè le i grandi investono. Investire oggi per vincere quando il mercato cambia in meglio.
6. Giocare sui punti di forza per aumentare le quote di mercato (cosa rende il vostro eCommerce store unico, chiedete ai clienti)
7. Marketing di nicchia . I grandi utilizzano il brand riconosciuto, grandi portafogli ed economie di scala. I piccoli devono conquistare le nicchie, devono avere un servizio clienti eccellente, testare e investire!

I consigli di Patrick Boyle – CEO di Overstock

1. Misurare Tutto ( usare analytics, split test, marketing, etc.)
2. Esternalizzale tutto ciò in cui sono/si è bravi ( L’esternalizzazione è una filosofia di vita per i grandi venditori.)
3. Controllare i costi ( libro paga e i fogli di bilancio.)
4. Combinarsi a nuovi business ( le aziende si fonderanno con le industrie.)

I consigli di Gian Fulgoni – Comscore

Ponetevi queste domande:
1.Com’è la mia strategia di ricerca e visualizzazione? E’ efficace? Posso ottenere un ROI migliore?
2.Quale mezzo di comunicazione è il più efficace nell’economia di oggi?
3.Sto seguendo l’andamento del mercato?
4.Ho una chiara visione delle strategie di acquisizione dei clienti messe in piedi dai competitor?
5.Il mio sito fornisce ai miei clienti e ai visitatori quello che cercano?
6.Le mie promozioni sono differenziate su criteri demografici ed economici?
7.Fino a che punto posso affidarmi alla video pubblicità per raggingere il mio target?

Il mio consiglio è di guardare chi compra dal vostro negozio eCommerce, chi è e perchè. E’ semplice!


Analitycs:




 Split test:




 Marketing:

domenica 18 dicembre 2011

Social Commerce, Google +1, Facebook Like e Twitter Tweet

 


Google ha lanciato un nuovo servizio in Italia: sulla scia del “Mi piace” di Facebook ha introdotto il “+1 button”.
Il social commerce è ormai una realtà, non dico consolidata, ma che sta comunque prendendo piede molto velocemente.
I blog e i grandi portali di informazione lo sanno bene e già permettono ai propri utenti di condividere velocemente e con un semplice click i propri contenuti.
Nel commercio elettronico questa diffusione non si è ancora registrata sebbene anche i big dell’e-commerce si siano accorti dell’importanza di una buona strategia di social media marketing.
Il problema maggiore è dato dalla scarsa consapevolezza che i commercianti hanno delle potenzialità che la nuova rete mette a disposizione.
Chi il web lo costruisce, però, non può permettersi di ignorare le innovazioni e i repentini cambi di prospettiva, non può permettersi di ignorare la concorrenza, non può permettersi di ignorare quelle che sono le inclinazioni naturali dei navigatori.
Google ci aveva già provato più di una volta: nel Google Reader è possibile dire quali elementi piacciono di più e con Buzz aveva provato a creare un social network. Sono questi solo gli esempi più importanti.
Con l’annuncio della nuova funzionalità +1 Button, Google decisamente ha stravolge le regole del gioco. Il pulsante permetterà, infatti, agli utenti di votare i contenuti proposti dal motore di ricerca semplicemente dando ad essi un punto.
Probabilmente Google ha compreso che gli errori che nel passato il suo motore di ricerca ha commesso sono dovuti alla freddezza propria di un semplice calcolo matematico.
Mi viene in mente il caso di quel commerciante americano che truffava online i propri clienti: le critiche e le lamentele su Internet si moltiplicavano e di pari passo saliva la posizione del suo e-commerce nelle serp. L’algoritmo di Google era stato decisamente crackato!
Forse Google vuole rendere un po’ più umano il proprio motore creando un social graph che sia in grado di fondere i semplici calcoli con i sentimenti delle persone: d’altra parte è a loro che il motore di ricerca si rivolge.
Come l’introduzione di questa nuova funzione influirà sul posizionamento, comunque, non è ancora dato sapere. Solo il tempo e lo studio dei SEO potranno dirci quali nuove strategie si dovrà elaborare.
Certo è che già ora Google considera nei propri calcoli la diffusione che i contenuti hanno sui social network come Twitter e Facebook per decidere l’ordine di posizionamento.
Sarebbe opportuno che chi vende on-line inizi ad organizzarsi. Di certo è ormai imprescindibile inserire nelle schede dei propri prodotti il pulsante “Mi piace” di facebook, il “Tweet button” di Twitter e volendo anche il “Buzz Button” di Google Buzz.
Ci hanno dato gli strumenti per creare il web sociale. Credo sia giunta l’ora di usare questi strumenti per creare il commercio sociale.
Quello sotto è il video introduttivo della nuova funzione +1 button introdotta da Google.



 

 


giovedì 8 dicembre 2011

La nuova tendeza dell'E-commerce si chiama F-commerce



Lo shopping sociale non è mai stato così popolare come lo è oggi, con moltissime aziende e consumatori che vogliono saltare sul carro e-commerce di Facebook.
In realtà, Facebook e-commerce è diventato così popolare che ha raccolto il proprio nome di “F-Commerce”.

Alcuni dati interessanti:
Più di 3,78 miliardi di dollari in valore di merce che è stato inserito nelle vetrine Facebook costruite nel 2010.
Nel 2010 Oltre 7.600.000 prodotti sono stati inviati su Facebook. Un aumento del 60% a partire dal 2009, in cui sono stati inviati 4,6 milioni di prodotti.
Nel 2010 ci sono stati circa 53.000 diverse categorie di prodotti e 28 industrie contabilizzate nelle vetrine Facebook.
Secondo lo studio l’abbigliamento è l’industria più popolare, con 62.106 prodotti inviati. Tuttavia, “casa e Giardino” è stato il top del settore in dollari, con 7.970 mila dollari.
Queste statistiche mettono in chiaro che F-Commerce è sicuramente un settore in piena espansione, ed è solo in crescita.
L’anno scorso, i commercianti al dettaglio hanno iniziato a capire l’importanza di saltare sul carro del social shopping. Dal 2008, quando sono state introdotte le Application Store, moltissimi commercianti si sono rivolti a web agency per essere aiutati a sfruttare l’enorme pubblico a loro disposizione su Facebook.
Per quelli di voi che non hanno familiarità con la spesa sociale, F-Commerce e negozi storefront Facebook, controllare l’immagine del negozio dove in sostanza, gli utenti sono in grado di navigare memorizzare gli elementi, come, condividere o aggiungerli alla loro lista dei desideri direttamente da Facebook. Se vogliono acquistare un oggetto, fanno clic e sono diretti ad acquistare sul sito o direttamente sulla pagina Facebook tramite PayPal o altri sistemi di pagamento.
Naturalmente sono grandi vetrine Facebook per le aziende, dà loro una presa supplementare perche i loro clienti diffondano la parola su prodotti che sono interessati ad acquistare. È grande per i consumatori. Se sto pensando di comprare qualcosa (diciamo, una bella giacca per il mio cane), posso spedire l’oggetto sulla mia lista dei desideri e condividerla con i miei amici di Facebook per chiedere loro che cosa pensano prima di decidere di fare il mio acquisto.






L’aspetto sociale di F-Commerce è certamente grande per tutti gli interessati.
Cosa ne pensi di F-Commerce e della crescita del commercio sociale?

martedì 29 novembre 2011

Pagamenti online sicuri per il commercio elettronico


Come gestire i pagamenti online su un sito di e-commerce? Occorre un pos virtuale. Ecco una panoramica sui vari sistemi di pagamento utilizzabili.

Come sicuramente saprai, il termine e-commerce è l’abbreviazione di electronic commerce (commercio elettronico) e fa riferimento alla vendita di prodotti o servizi su Internet. Per poter vendere online seriamente, occorre creare un negozio online. Superato un certo volume di fatturato infatti, non è più conveniente affidarsi a siti intermediari come e-Bay.

Lo strumento preferito per gli acquisti online è la carta di credito, che risulta essere usata nel 69% dei casi. Ben l’11% degli acquisti online viene effettuato utilizzando PayPal, il 9% pagando alla consegna, il 7% mediante bonifico. Il pagamento alla consegna (in contrassegno) tuttavia, è ancora molto richiesto dai clienti soprattutto in alcuni settori come quello della salute.


Per consentire un pagamento online sicuro, sono possibili tre opzioni: vediamo i tre casi.

Gestisci tutto sul tuo server (server to server)


Questo sistema viene definito “server to server”. In questo caso ci vuole un server sicuro che adotta il sistema SSL su protocollo HTTP (HTTPS), di un certificato digitale rilasciato da un’Autorità di Certificazione (CA) riconosciuta e di un software apposito che si interfaccia al gateway di pagamento delle banche o dei gestori delle carte di credito. Inoltre si è responsabile del trattamento e dell’archiviazione dei dati delle carte di credito. Infine si dovranno gestire i problemi di sicurezza del sito. Inutile dire che, difficoltà tecniche a parte, tutto ciò ha un costo non sostenibile per chi inizia un’attività di vendita online. I prodotti più usati sono i seguenti:

  • GestPay di Banca Sella
  • X-Pay di CartaSì
  • IWSmile di IWBank
  • Virtual Pos di Deutsche Bank
  • MPShop del Monte dei Paschi di Siena
  • Payment Gateway del Consorzio Triveneto
  • PagOnline di Unicredit

Utilizzi il server di una banca


In questo caso non si dovra installare il negozio online su un server sicuro. Non bisognera preoccuparsi di sicurezza, di certificati digitali e via dicendo. Infatti tutto ciò che serve si trova sul server sicuro della banca con la quale si sottoscrive il contratto. Ecco un elenco dei prodotti più usati:

  • IWSmile di IWBank
  • X-Pay di CartaSì
  • Postecommerce di Poste Italiane (attivo solo dalle 6,30 alle 23,30, ma Poste Italiane si occupa del sito, dell’hosting, delle spedizioni, della fatturazione, del conto e dei pagamenti)
  • Pos Virtuale su In Proprio Web di Poste Italiane
  • MPShop del Monte dei Paschi di Siena
  • Payment Gateway del Consorzio Triveneto
  • Pos Virtuale della Banca Popolare di Sondrio

Utilizzi un gestore esterno


Questo è il metodo più semplice, in quanto solitamente è sufficiente registrarsi presso il sito del gestore e installare il bottone dei pagamenti con un semplice copia e incolla. I gestori più usati sono i seguenti:

  • PayPal
  • 2Checkout
  • Moneybookers

Quali conviene usare? Prima di tutto si deve verificare se il servizio da utilizzare è compatibile con il software del negozio online. Fatto ciò, si deve tenere in conto la semplicità, la sicurezza e la convenienza economica dei vari servizi. Vediamo nel dettaglio alcuni di questi servizi.

PayPal

 



  • Attivazione: gratis
  • Canone mensile: gratis
  • Commissioni: 3,4% + €0,35 euro per pagamenti fino a 2.500 euro

IWSmile di IWBank

 

 


  • Attivazione: gratis
  • Canone mensile: 3 euro
  • Commissioni sui pagamenti: 1,8% sul valore dell’operazione

Pos Virtuale su conto In Proprio Web di Poste Italiane

 



  • Attivazione: 200 euro
  • Canone mensile: 15 euro
  • Pagamenti con PostePay: 0,52 euro a transazione
  • Pagamento con Visa/Mastercard: 3% sul transato
  • Piccoli sconti sulle spedizioni (es.: 7 euro + IVA fino a 3 kg)

GestPay di Banca Sella

 



  • Attivazione: 103,29 euro (400 euro se “Verified by Visa”)
  • Commissioni: 4% sul valore dell’operazione (3% se “Verified by Visa”)
  • Canone mensile: a partire da 7,75 euro + IVA
  • Eventuale modulo “server to server”: 500 euro al mese + IVA

Truffe Online: ecco una delle strategie



Fortunatamente la maggior parte degli utenti di Internet sa che piccole e grandi truffe sono all'ordine del giorno. Proprio grazie ad una maggiore attenzione o a causa dello scetticismo, il repertorio e gli stratagemmi dei truffatori sono in continua evoluzione. Da tempo non è più solo l'acquirente a venire truffato, restando senza soldi e senza merce, ma anche chi si appresta a vendere un bene.

Siamo abituati a trovare il "cattivo" dalla parte del venditore, ma i racconti e la casistica più recente ci dimostrano però il contrario.

Scena del crimine: una piattaforma on-line - sia italiana che internazionale - per l'acquisto e la vendita di automezzi di tutti i tipi; autore del reato: l'acquirente; descrizione del delitto: il signor K. Che mette in vendita la sua auto e viene contattato in un italiano stentato da un potenziale acquirente rumeno: disposto - così sembrerebbe - a versare incondizionatamente l'intero prezzo sul conto corrente del venditore italiano. Questo è quanto: ed è troppo. Il venditore italiano riceve poi una telefonata dalla banca rumena dell'acquirente: il presunto bancario racconta in maniera molto convincente di difficoltà nell'effettuazione del bonifico e accenna ad un pagamento di 700,00 Euro che sarebbe necessario per poter accreditare il prezzo sul conto italiano. Inizialmente il signor K cerca di spiegarsi questa richiesta di pagamento con la mancanza dell'Euro in Romania, ma poi prende in mano la cornetta e racconta la vicenda al Centro Europeo Consumatori (CEC) di Bolzano.

Al venditore l'affare sembra concluso e non avrà nessuna difficoltà ad accettare delle soluzioni ad eventuali problemi, anche se dovesse rinunciare ad una parte del guadagno e visto che è una sedicente banca rumena a telefonare, viene anche simulato un contatto personale. Le trappole sono tese a migliaia di utenti di Internet, resta da vedere quanti vi cadranno.



Lo scetticismo ha aiutato il signor K e grazie a racconti analoghi il nostro Centro gli ha confermato i suoi sospetti. Se il signor K avesse ceduto alle richieste dell'acquirente, anche un eventuale tentativo del CEC di contattare la controparte sarebbe stato del tutto ovviamente inutile.

Anche se negli ultimi anni i consumatori si accorgono prima di eventuali rischi e le informazioni preventive sono diventate sempre più importanti, le associazioni a tutela dei consumatori e i consumatori stessi si devono preparare a espedienti sempre più raffinati e imprevedibili dato che - come abbiamo appena visto- il venditore non è più automaticamente la parte forte e già gli annunci stessi possono diventare delle occasioni per un truffatore.

Per maggiori informazioni il Centro Europeo Consumatori (CEC) di Bolzano è a disposizione dei consumatori dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 16 al numero 0471/980939 oppure inviando una e-mail a info@euroconsumatori.org.



domenica 27 novembre 2011

In arrivo nuove normative per il commercio elettronico



È di qualche giorno fa la notizia che la commissione Mercato interno del Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti alla proposta di Direttiva sui diritti dei consumatori del Consiglio e della Commissione europea.
L’iniziativa legislativa, attualmente in fase di gestazione, si pone l’ambizioso obiettivo di modificare e far confluire in un unico testo normativo le principali direttive UE in materia di diritti dei consumatori e più precisamente quelle relative ai contratti a distanza, ai contratti conclusi fuori dei locali commerciali, alle clausole abusive ed infine alle garanzie dei beni di consumo.

Secondo l’Unione europea, il diverso modo in cui gli Stati membri hanno attuato tali Direttive nei rispettivi ordinamenti ha portato alla creazione di un quadro normativo assolutamente disomogeneo, in cui le regole relative ai contratti conclusi con i consumatori cambiano da Paese a Paese.
Secondo quanto si legge nella Relazione alla proposta, il diverso atteggiarsi delle discipline sulla tutela dei consumatori costituisce un ostacolo al commercio transfrontaliero cui la nuova Direttiva mira a porre rimedio attraverso l’indicazione di regole certe, valide per tutta l’Unione europea.

Al riguardo, non sono poche le norme destinate ad avere un notevole impatto sul commercio elettronico.
Vediamo in breve cosa potrebbe cambiare qualora la Direttiva fosse approvata nella sua attuale formulazione.
Innanzitutto i siti di e-commerce dovranno indicare in maniera chiara nella loro pagina di benvenuto se esistono restrizioni alla consegna in determinati Stati membri, qualsiasi sia la natura di tali restrizioni, inclusi i mezzi di pagamento.
Peraltro, la nuova Direttiva prevede un vero e proprio diritto del consumatore a chiedere al professionista la consegna del bene in un altro Stato membro, qualora ciò sia tecnicamente possibile ed il consumatore accetti di sostenere tutti i costi correlati.

Si allungano anche i tempi per esercitare il recesso.
Oggi il consumatore dispone di un termine di 10 giorni per recedere dal contratto concluso; qualora la proposta di Direttiva fosse approvata, tale termine salirà a 14 giorni, a decorrere dalla consegna della merce, ovvero in caso di più ordini effettuati con un solo click, dall’ultimo bene consegnato.
Pesanti le conseguenze nel caso in cui il professionista non informi adeguatamente il consumatore sulla possibilità di recedere dal contratto: in questo caso, il consumatore può esercitare il proprio diritto di recesso fino a un anno dopo la scadenza del termine ordinario di 14 giorni.
Si accorciano anche i tempi per il rimborso del pagamento ricevuto dal professionista, che passano dai 30 giorni dell’originaria formulazione della proposta agli attuali 14, sempre a decorrere dal momento in cui il professionista ha notizia del recesso.


Il rimborso comprende le spese di spedizione, fatta eccezione per quelle connesse a consegne rapide o comunque diverse dalla consegna standard.
Per scongiurare il rischio che il professionista si trovi a dover restituire il pagamento ricevuto prima ancora di aver ripreso in consegna la merce, è tuttavia prevista la possibilità di subordinare il rimborso alla prova, offerta dal consumatore, che i beni acquistati sono stati restituiti.

L’unico onere a carico del consumatore è proprio quello relativo alle spese di spedizione della merce da restituire al professionista; quest’ultimo, tuttavia, sarà costretto a sopportare anche tale costo qualora il valore delle merce superi l’importo di € 40,00.
La Direttiva interviene anche sulle modalità di conclusione dei contratti, prevedendo che i contratti conclusi mediante l’uso di internet non siano vincolanti per i consumatori qualora gli stessi non confermino di aver preso chiaramente visione del prezzo e di tutte le sue componenti.

Quelle sopra menzionate sono solo alcune delle disposizioni che potrebbero entrare in vigore qualora la proposta di Direttiva fosse approvata nella sua attuale formulazione.
Come si è già detto, quest’ultima è dovuta agli emendamenti inseriti dal Parlamento europeo, che ha accolto le istanze provenienti dal mondo delle associazioni di consumatori.
Non è pertanto escluso che a maggio, quando Consiglio e Parlamento torneranno a votare sulla proposta, il testo della Direttiva subisca ulteriori modifiche in grado di realizzare un più equo contemperamento degli interessi in gioco.

All’indomani dell’approvazione degli emendamenti del Parlamento europeo, infatti, si è levato un coro di voci critiche dalle associazioni di categoria preoccupate dal fatto che i nuovi oneri posti a carico dei professionisti possano comportare un sensibile aumento dei costi ed il conseguente declino del commercio elettronico.
Il dibattito sul testo finale della Direttiva è quindi tutt’altro che chiuso: occorrerà tornarne a parlarne nei prossimi mesi.


venerdì 25 novembre 2011

Lo Shopping Online Permette di Risparmiare Denaro e Soprattutto Tempo




  Cifre e curiosità sui prossimi regali.

Da uno studio, che effettua un paragone quindi tra acquisti tramite i canali classici (negozi, centri commerciali, bancarelle) e acquisti natalizi via web, emerge come lo shopping online permette di risparmiare denaro e soprattutto tempo.

Ecco alcuni punti importanti della ricerca:

* oltre 23 milioni di italiani faranno i regali di Natale presso i centri commerciali, mentre circa 6.000.000 saranno coloro che utilizzeranno il web per i loro regali di Natale.
* gli utenti del web hanno bisogno di 5 giorni in meno per trovare i regali rispetto a chi compra al centro commerciale.

Altre curiosità sui regali di Natale.

Criteri di scelta del regalo:
1) utilità del regalo
2) budget a disposizione
3) originalità del regalo (più marcata negli acquirenti via web rispetto ai consumatori tradizionali, anche grazie alle idee che la stessa internet mette a disposizione)

Destinatario del regalo:
1) figli
2) parenti
3) partner

Infine sono le donne quelle a cui piace di più fare i regali di Natale: per questo dato forse non c'era bisogno della ricerca...

Dalla ricerca si concluderebbe quindi che via web si risparmiano tempo e denaro (275euro la spesa media prevista contro i 300/340 di quella ipotizzata tramite acquisti classici con un risparmio in termini di denaro che varia dal 15 al 35% senza contare il risparmio in termini di tempo, 5-6 giorni.


mercoledì 23 novembre 2011

Commercio Elettronico B2B


Business-to-business, spesso indicato con l'acronimo B2B, in italiano commercio interaziendale, è una locuzione utilizzata per descrivere le transazioni commerciali elettroniche tra imprese, in opposizione a quelle che intercorrono tra le imprese ed altri gruppi, come quelle tra una ditta e i consumatori/clienti individuali (B2C, dall'inglese Business to Customer o Business to Consumer, in italiano vendita al dettaglio) oppure quelle tra una compagnia e il governo (B2G, dall'inglese Business to Government, lett. "azienda-verso-governo).


Si tratta di una locuzione utilizzata nel commercio elettronico o e-commerce, che di solito prende la forma di processi automatizzati tra partner commerciali, e che può anche riferirsi a tutte le transazioni effettuate in una catena di valore industriale, prima che il prodotto finito venga venduto al consumatore finale.


Più specificamente, Business-to-Business o B2B indica le relazioni che un'impresa detiene con i propri fornitori per attività di approvvigionamento, di pianificazione e monitoraggio della produzione, o di sussidio nelle attività di sviluppo del prodotto, oppure le relazioni che l'impresa detiene con clienti professionali, cioè altre imprese, collocate in punti diversi della filiera produttiva.


Il volume di transazioni di B2B è molto più elevato di quello di transazioni di B2C. Una delle ragioni consiste nel fatto che le imprese hanno adottato tecnologie di commercio elettronico molto di più di quanto abbiano fatto i consumatori. Inoltre, in una tipica catena di rifornimento (o catena logistica, in ing. supply chain), esistono molte transazioni di B2B, ma soltanto una transazione B2C, dato che il prodotto completo viene venduto al dettaglio al cliente finale.


Per fare un esempio, il rapporto commerciale tra un produttore e un grossista è una relazione B2B. Il rapporto diretto tra produttore o grossista, da un lato, e cliente/consumatore/utente privato finale, viene invece definito B2C. Un altro esempio di transazione B2B è rappresentato da una compagnia di mangime per polli che vende il proprio prodotto a un allevamento di polli, che costituisce un'altra compagnia. 

Un altro esempio di transazione B2C è un negozio di alimentari che vende polli nutriti con cereali a un consumatore. B2B può anche descrivere attività di marketing tra aziende, non solo le transazioni finali che risultano dal marketing, anche se il termine può di fatto essere utilizzato per identificare transazioni commerciali tra compagnie (a cui ci si riferisce anche con il termine «vendite istituzionali»). Per esempio, è più probabile che una ditta che vende fotocopiatrici venga identificata con un'organizzazione commerciale di tipo B2B piuttosto che di tipo B2C.